Calci, pugni e ambulanze distrutte! La trincea degli uomini del 118

PALERMO – La corsa contro il tempo arriva troppo spesso al traguardo inaspettato della violenza. La paura diventa dolore, poi sfocia in rabbia e, troppo spesso, in aggressioni e gravi danni ai mezzi di soccorso. Ne sanno qualcosa i medici, i soccorritori e gli infermieri del 118, presi di mira per ben due volte nel giro di quarantotto ore. Un weekend ad alta tensione, quello di Pasqua, in cui il personale di due unità di soccorso è stato letteralmente sequestrato al Pte di Bagheria e un’ambulanza è stata danneggiata allo Zen.

Nel primo caso, in seguito al decesso di una donna di 65 anni, i familiari hanno presentato denuncia ai carabinieri per presunti ritardi. Hanno trasportato la donna al presidio territoriale della cittadina e, quando i mezzi del 118 sono arrivati all’abitazione, non hanno trovato nessuno. Il responsabile del 118, Fabio Genco, ha spiegato che l’intervento è stato effettuato nove minuti dopo la richiesta: “Dalla centrale operativa abbiamo inviato due ambulanze, una da Casteldaccia, l’altra con medico a bordo dal Buccheri La Ferla. In casa non c’era nessuno, il nostro personale è stato aggredito all’arrivo al Pte”.

Si è scatenato il caos: urla, spintoni, calci alle ambulanze. Una vicenda su cui la Procura vuole vederci chiaro ed ha aperto un’inchiesta. Poche ore prima, era la vigilia di Pasqua, altri due soccorritori sono stati minacciati ed insultati nella zona dello Zen. Erano intervenuti per un uomo che aveva accusato un malore, e anche in questo caso, secondo i familiari l’ambulanza è arrivata in ritardo. Il mezzo del 118 è stato colpito più volte, uno dei vetri è stato ridotto in frantumi.

“Sempre più frequentemente – sottolinea Genco – siamo costretti a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Alla base di queste reazioni ci sono sicuramente intolleranza e sfiducia che non fanno bene né al paziente che ha bisogno dell’assistenza, né al nostro lavoro. Rischiamo quotidianamente e mettiamo a repentaglio la nostra incolumità per offrire il miglior servizio possibile, ma abbiamo bisogno della giusta collaborazione e di allontanare questo clima da trincea che danneggia tutti”.

Un allarme che negli ultimi anni è stato alimentato da episodi frequenti. Pochi mesi fa, alla Guadagna, a riportare contusioni ad una mano e al volto sono stati altri due infermieri, un uomo e una donna. Erano intervenuti in via Giovanni Gentile per soccorrere un anziano che si era sentito male. La moglie voleva salire a bordo dell’ambulanza, ma ciò viene consentito soltanto se il paziente è un minorenne o un disabile. A quel punto si è scatenato il putiferio. I parenti si sono scagliati contro gli infermieri e sono partiti calci e pugni.

Ancora più recente l’episodio alla Cala, dove a febbraio tre persone sono rimaste lievemente ferite in un incidente. Al loro arrivo, il medico e i soccorritori sono stati colpiti con una grossa pietra. “Chi l’ha lanciata – precisa Genco – ci ha detto di averlo fatto perché tutti dicono che arriviamo in ritardo. In realtà eravamo intervenuti sei minuti dopo la chiamata”.

E, generalmente, un’ambulanza a Palermo arriva sul luogo dell’intervento nell’arco di otto minuti, rispetto ai quindici previsti. “Venti minuti è invece il tempo previsto per la provincia – sottolinea – ma riusciamo ad essere sul posto entro i tredici. Si tratta di tempistiche che devono materialmente permetterci di affrontare il traffico e giungere in sicurezza alla meta. Sappiamo perfettamente che per il familiare di una persona che sta male, un minuto può sembrare un’eternità, ma chiediamo agli utenti fiducia. Sono impegnate diciassette ambulanze in tutta Palermo – conclude Genco – otto di queste sono operative con medico a bordo, due con infermieri, sette con soccorritori. In provincia ci sono in azione altri venti mezzi, quasi tutti medicalizzati. Ma l’intolleranza e la violenza possono soltanto ostacolare il nostro lavoro”.

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