Saluzzo: la Maxiemergenza 118 ancora in balia dell’incertezza più totale

Per la dirigenza dell’Asl il trasferimento a Fossano è imminente. Nei locali destinati alla Maxi mancano però i requisiti per permettere agli operatori di lavorare in condizioni di dignità.

Se c’è una vicenda sulla quale regna ancora l’incertezza più totale, questa non può che essere quella legata alla Maxiemergenza 118 regionale, che Saluzzo ha (o ha avuto finora) il privilegio di ospitare.

Il trasferimento degli uomini (e dei mezzi) della struttura complessa guidata dal dottor Mario Raviolo è stata toccato, nei giorni scorsi, in due occasioni pubbliche in città.

Dapprima durante la conferenza stampa organizzata dall’Asl Cn1 e tenutasi nella sala archivio dell’ospedale civile, dove (su sollecitazione di parte della stampa presente) il direttore generale Francesco Magni ha – con una certa qual decisione – confermato come “la maxiemergenza sarà trasferita a Fossano”, rimanendo in un limbo per quanto riguarda modalità e tempi del trasferimento.

Peccato però che i locali in cui la direzione Asl intende trasferire mezzi e strumentazione in dotazione alla “Maxi” non abbiano nemmeno quei requisiti minimi per garantire a medici ed infermieri in organico di lavorare in condizioni dignitose.

Stiamo infatti parlando di un capannone senza riscaldamento, con vetri rotti e dove d’inverno la temperatura non si scosta di molto dallo 0. Condizioni che, oltre ad essere invivibili per gli operatori, potrebbero danneggiare determinati apparati o strumenti, con il conseguente costo di sostituzione o di riparazione.

Senza contare che gli uffici ed il “magazzino” (ammesso che vi siano i requisiti per chiamarlo così) non sarebbero attigui. Magni in conferenza stampa ha parlato di “un chilometro, non c’è problema”: la realtà, però, non è questa, ed i chilometri raggiungerebbero quota quattro mentre ora, a Saluzzo, gli uffici degli operatori sono attigui ai locali all’interno dei quali si volgono le attività e le manutenzioni delle strumentazioni in dotazioni.

Un dettaglio apparentemente ininfluente, ma che invece ricopre grande importanza dal momento che buona parte del lavoro degli uomini della Maxiemergenza si svolge a contatto con la strumentazione.

L’altro momento pubblico in cui si è parlato di “Maxi” è stata l’ultima seduta del Consiglio comunale. Il rimando si è avuto in sede di approvazione dell’ordine del giorno bipartisan legato all’ospedale cittadino.

L’accento sulla vicenda è stato posto dal consigliere d’opposizione Danilo Rinaudo: “il direttore generale (dell’Asl, Magni: ndr) continua a dire che la maxiemergenza andrà a Fossano, dove è impossibile pensare di far entrare gli operatori in una struttura vecchia, arrugginita, senza luce e riscaldamento. Addirittura si punta a mantenere i costi 0, con il trasferimento in ospedale a Savigliano. Non è il modo di trattare un argomento così complesso, ed è giusto prendere una presa di posizione istituzionale. Si può anche dire al direttore generale che non siamo d’accordo. Non c’è nulla di reale, ma qui è tutta fuffa. Non ci possiamo far prendere in giro, ci dicano le cose come stanno. La maxiemergenza merita ancora più attenzioni”.

Parole alle quali hanno fatto eco quelle del primo cittadino, Mauro Calderoni, che ha ribadito, su questo aspetto come su quello dell’ospedale, la mancanza di chiarezza da parte dell’Asl Cn1. “Il trasferimento della maxiemergenza – ha detto il sindaco – sembrava una cosa imminente. Il Consiglio comunale è stato stressato su questo punto, si è spaccato, e ad oggi nulla di preciso si sa sul futuro”.

La mancanza di chiarezza da parte dei vertici della Cn1 è lampante. A tratti si ha come l’impressione che a nessuno importi di una struttura che invece dovrebbe godere di ogni qualsivoglia agevolazione.

a_0fec653564Una struttura d’eccellenza, che lo scorso mese ha portato in città i maggiori esponenti del soccorso extra-ospedaliero israeliano e che vanta un modulo di ospedale da campo con unità chirurgica riconosciuto dal sistema di protezione civile europeo e pronto ad effettuare missioni umanitarie in tutto il mondo.

Un ulteriore riconoscimento deriva dalla recente determinazione regionale relativa al reclutamento volontario di professionisti medici, infermieri e tecnici da impiegarsi nelle missioni coordinate dalla maxiemergenza.

Al di là di come la si pensi, resta pur sempre una struttura che vanta tecnologie e strumenti d’avanguardia, prova ne sia che ci sono paesi (ed aziende sanitarie regionali) che avrebbero già dimostrato la disponibilità ad ospitare operatori e mezzi attualmente a Saluzzo.

Al tempo stesso, e non ce ne vogliano gli operatori, resta una struttura sconosciuta, come lo è del resto, in gran parte, il sistema extra-ospedaliero del 118, dove mai nessuno – a livello di dirigenza – ha pensato di intraprendere una campagna di informazione verso l’utenza per spiegare cosa si celi dietro una “semplice” telefonata al 118 o quali siano le differenze tra le varie tipologie di ambulanze disponibili sul nostro territorio.

Seppur relativamente sconosciuta, il trasferimento della maxiemergenza 118 comporterebbe un’ulteriore perdita per il prestigio della sanità (sia pur integrata con Savigliano) del saluzzese, già abbastanza depauperata.

E che Saluzzo non merita.

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